Medico Veterinario  - Omeopata - Firenze

Alimentazione e omeopatia

L’alimentarsi è un’istinto – necessità naturale che consente all’individuo di soddisfare e garantire la propria sopravvivenza psico-fisica; l’alimento come carburante a disposizione del motore biologico ha caratteristiche che sono correlate all’individuo nella sua interezza.
Esiste una stretta relazione tra alimento, territorio, fattori climatici e ambientali.

L’adeguatezza dell’alimento consente lo sviluppo naturale di ogni specie, razza, varietà, genere e singolo individuo in quanto la tipicità e la specificità di esso sono strettamente legati alle esigenze connaturate ad ogni organismo vivente che dove origina proprio lì trova i principi alimentari giustapposti dalla Natura non solo per la sopravvivenza ma altresì per una sintonia  con il suo ambiente e la sua fisiologia e corredati di tutti quegli stimoli che sono parte integrante dell’individuo per riconoscersi, tutelarsi, riprodursi e motivarsi.

L’alimentazione così intesa non ha alcunché di razionale e calcolabile bensì è un fattore vitale di sviluppo della specie: un tutt’Uno con la vita stessa dell’individuo.
La “conoscenza razionale” dell’alimentazione è solo una teoria che separa l’individuo dall’ambiente considerandolo esclusivamente come una macchina che macina carburanti più spesso inadeguati, innaturali, compensatori e con finalità di sfruttamento e devianti dalla  sua stessa funzione.

L’utilizzo dei principi alimentari da un punto di vista metabolico è un processo naturale quando è direttamente collegato all’autentica origine e composizione degli stessi, diventa invece una speculazione o una conoscenza parcellizzata ed opinabile di una funzione che interessa l’individuo in toto se da esso complessivamente si separa: equazione biunivoca identità-alimento > individuo > omeostasi > sano sviluppo.

L’introduzione frazionata di alimenti come componenti biologici nutrizionali quali glicidi, protidi, lipidi ecc. è solo una “comodità” convenzionale, commerciale, intellettuale e teorica che se “funziona” in quanto utilizzo meccanico del carburante non soddisfa pienamente l’integrità-necessità della sua funzione complessiva: il rapporto tra il comburente e il combusto.

L’alimentazione naturale è carica di stimoli organolettici, visivi, olfattivi, emozionali ecc. che promuovono lo sviluppo e il mantenimento dell’intero individuo nella sua specificità, complessività, complessità e contemporaneità e induce una corretta fisiologia di tutto il “sistema vivente” che è legato a necessità sensibili e sostanziali.

L’alimento deve restare una stretta necessità-sviluppo complessivamente intesa e unita allo “stile di vita” dell’individuo e alle sue caratteristiche esigenze senza essere strumento di prevenzione o conduzione dietetica che non solo non “incontra” le richieste reali del soggetto bensì deprivandolo del suo legame di originarietà ne consente un suo indebolimento e spersonalizzazione fino alla trasformazione-estinzione che non ha alcuna pertinenza con la sua adattabilità che è una evoluzione naturale maturata in lunghe epoche di mutazioni complessive della vita, intesa come fenomeno biologico integrato dell’individuo nel tutto (ontogenesi e filogenesi ).

E’ limitante proporre una scienza dell’alimentazione sorretta da congetture e teorie razionali parcellizzate arbitrarie o surrettizie finalizzate ad una direzione ed un mantenimento sociale dell’individuo alienato dalla sua totalità in quanto il sistema vivente non è solo l’utilizzatore finale bensì il richiedente e il selezionatore secondo sue esigenze individuali similari e soggettive del momento nella sua variabilità, dell’alimento più adeguato.
L’omogeneità, la razionalità e la saturazione come processi conduttori dell’alimentazione riducono la capacità di adattamento e di reazione dell’individuo alla variabilità naturale. 

La natura genuina dell’alimento è il presupposto per lo svolgimento corretto della funzione digerente e della sana nutrizione.
Esso è inteso come carburante del motore biologico e fattore d’integrazione e di sviluppo: per tale fine deve avere origine e proprietà naturali senza residui e addizionali chimici, facile digeribilità idoneità alle differenti specie fino al singolo individuo.
Esso non deve sbilanciare o saturare le attività metaboliche e funzionali dell’organismo sia in qualità che in quantità né crearne dipendenza o stimolo artefatto.

L’eccesso di acidificazione, determinato dalla dieta, dell’ambiente oro-gastrico-intestinale la presenza di conservanti, coloranti, eccipienti, sostanze integrative e stimolanti le attività organiche possono creare lesioni tissutali di origine alimentare (allergie, intossicazioni ecc.).

Le necessità individuali difficilmente possono essere conciliate e interpretate con la massificazione e omogeneizzazione della dieta o con la presenza costante e uniforme delle medesime quantità e qualità alimentari.

La formula “mangime completo” ha scarso significato se non coniugato alle necessità reali naturali e individuali: “completo” è riferito al mangime non alle esigenze soggettive ed oggettive del consumatore che esprime continue richieste differenti secondo numerose variabili.

Infine il movimento fisico libero e vario è un fattore imprescindibile per una corretta utilizzazione degli alimenti ed una sana funzione dell’apparato digerente

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