Medico Veterinario  - Omeopata - Firenze

Il medico omeopatico e l'omeopatia: la libertà di salute

Parlare di medicine complementari vuol dire addentrarsi in un universo variegato di pratiche mediche, per le quali non esiste una “prova” di efficacia e che sono spesso oggetto di critiche anche per la scarsa preparazione di chi le esercita.

Parlare di omeopatia vuol dire affrontare l’argomento della professione medica omeopatica che, innanzi tutto, deve avvalersi di medici specificatamente preparati in istituti di formazione di base di lunga durata, e non attraverso corsi, master o seminari che non possono per la loro brevità ed estemporaneità, garantire una preparazione efficace.
Sarebbe infatti auspicabile la costituzione di un’accademia professionale omeopatica nella quale insegnino docenti di chiara fama, acquisita con un esercizio per lo meno decennale, continuo, diffuso, e un con alto indice di successo terapeutico omeopatico.
La soddisfazione di tale condizione costituisce la cartina di tornasole dell’idoneità e capacità del docente, affinché il rapporto qualitativo insegnante allievo possa sottrarsi a quell’empirismo pseudomedico assai diffuso che è rappresentato solamente dall’uso spicciolo e riduttivo del farmaco, senza che ci sia una reale conoscenza né dei principi medici omeopatici né della gestione dettagliata della sua farmacologia.
L’omeopatia, infatti, è caratterizzata dal possesso di criteri e metodologie mediche e cliniche assolutamente propri, e non interpretabili secondo deviazioni di comodo o commerciali.
Né d’altra parte la scienza omeopatica può essere esercitata con mentalità e senso medico allopatico, cosa non di facile eradicazione dalla forma mentis del medico se non attraverso studi in un’accademia specializzata che possa fornire una visione ed una comprensione della medicina e dei suoi strumenti che decodifichi la scienza omeopatica sia nella sua teoria che nella sua applicazione pratica.
Contrariamente a quanto spesso si crede, la medicina omeopatica non costituisce una parziale alternativa a quella allopatica, per cui si abbinano e si mischiano indifferentemente, bensì una scienza medica completa che opera con successo da oltre duecento anni e a cui si deve tributare un impegno severo ed esclusivo, e non altalenante con altre discipline falsamente complementari.
La diffusione di una omeopatia allopatica, così come quella praticata da medici di limitata esperienza può nuocere alla corretta ed autentica conoscenza–esperienza della stessa (effetto boomerang), considerata anche la sua natura complessa e di non facile acquisizione.
L’esperienza clinica terapeutica del medico omeopatico è infatti caratterizzata da un assiduo e faticoso studio per rendere la pratica quotidiana più appropriata ed incisiva. Così come l’acquisizione dei principi omeopatici non è possibile solo per mezzo di strumenti tecnici intellettuali, ma coinvolge la crescita continua della personalità del medico stesso.
In sintesi, è necessario acquisire una formazione medica di lunga durata, trasmessa da docenti di comprovata capacità clinico-terapeutica ed estesa a tutte le patologie diffuse, affinché la medicina omeopatica possa esercitare “con la prova dei fatti” un profondo cambiamento nel corpo medico e nella mentalità della società civile.
Innanzi di tutto nel medico, che deve possedere una “mentalità” che gli consenta di considerarsi parte integrante della malattia del paziente per due motivi fondamentali. In primo luogo per comprendere il fattore dinamico della malattia (causata da fattori predisponenti e scatenanti sia in evoluzione sia in cristallizzazione, melange di fattori soggettivi ed oggettivi). Inoltre per partecipare con la sua conoscenza alla destrutturazione di tutti i suoi sintomi, fisici e psichici, guarendo il malato, inteso come entità associativa indissolubile ed integrata di mente e corpo, arricchendo così anche se stesso di addende capacità esperienziali.
La possibilità di capire ed affermare che esiste nell’uomo una potenzialità concreta, coadiuvata e diretta dal farmaco omeopatico, di cambiare le proprie patologie in fisiologia è un requisito specifico dell’omeopatia.
Di conseguenza il medico omeopatico, occupandosi della totalità dei sintomi del paziente (casualità) e non solo delle localizzazioni cliniche (effetti), svolge il compito di catalizzatore delle reazioni individuali endogene dell’organismo per ottenere una risposta appropriata agli stimoli esterni ed interni che sollecitano il configurarsi delle malattie “nel malato”.

Articolo pubblicato in data 24/11/2011 su Stamp Toscana

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